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Fonte: Ass. quartosavonaquindici - Segnalato da: Valentino Spataro - 2020-05-23 - Post successivo - Stampa - pag. 95012

Tina Montinaro

Oggi Falcone, domani Borsellino, dopo siamo noi

- Ass. quartosavonaquindici


I

In questi anni ho ricordato ora Falcone, ora Borsellino, ora Rita Atria.

Sono mancati per anzianità i parenti più stretti dei primi due. Rita li perse in vita, fu abbandonata dai propri genitori perche' infame.

di Tina Montinaro, ben viva e parlante, ho un ricordo indelebile.

Da siciliano di origini, seguii sempre Falcone e Borsellino chiedendomi perché erano isolati. Non per paura, ma per connivenza. Anche tra alcuni rappresentanti dei magistrati.

Quando scoppiò l'autostrada, tutti sentimmo che in quel momento cambiava qualcosa per tutti, perché sì e basta.

Abbiamo ricordato tutti gli occhi di entrambii magistrati, il tono delle risposte pacate di chi pensa oltre durante gli assedi del pubblico al Costanzo.

Sapevano di morire, ma non li fermava. Consapevolmente.

Ma Tina Montinaro ...; dove trovava la forza ?

Parlo' con le parole di tutti noi. Parole dal cuore. Una messa così piena di violenza, odio e rabbia come mai altre ne vidi. Del vescovo non ricordo parole, solo frasi di circostanza.

Tina, soprattutto, era sotto il rigido e ferreo controllo di un uomo di chiesa, Dio lo perdoni lungamente per la sua estraneità al momento storico che voleva pilotare, che cercava di zittirla davanti a tutti e in diretta televisiva. "Legga questo ... No ... deve leggere questo ...".

Le vedove o sono affrante o sono pericolose. Lei era al di sopra, parlava con l'autorità di chi ha pagato il diritto di rappresentare agli uomini il braccio di Dio e di suo marito contro gli uomini tutti senza distinzione di poteri, per gridare: inginocchiatevi !

Riguardatela, e ditemi se non è stato cosí. Pavese diceva che si ricordano gli attimi, non i giorni. Mi farebbe piacere che si facesse vedere nelle scuole prima di ogni maturità.

Tina aveva capito per noi per cosa rischiavano la vita i magistrati, la scorta e le loro famiglie. E io non l'avevo ancora capito. 

Ancora oggi parla.

Ascoltiamola.

"c'è ancora chi fa finta di non capire, ma davanti a una emergenza del genere se non vengono garantiti i ceti più deboli, soprattutto nel Meridione, c'è il rischio che la criminalità arrivi prima dello Stato. Occorre fare attenzione proprio a questo e se prima le istituzioni dovevano essere presenti, oggi devono garantirlo più che mai. Specialmente con tutti questi capi clan rimessi in libertà".

Questo governicchio ha permesso che uscissero boss nonostante le proteste e dimissioni zittite dai media governativi.

E non ha deciso di rimetterli in altre strutture, no. Ha deciso di dare il potere ai magistrati di decidere se reincarcerarli. La maggior parte, oggi, sono ancora a casa. 

C'e' sempre tempo per riparare agli errori, ne facciamo tutti. Ancora una volta Tina va alla sostanza. Chiede di inginocchiarci davanti alla Giustizia, invece di.

punto.

Al link il figlio. Magistrati e avvocati, leggetelo. L'alternativa ai domiciliari esiste.

senza dimenticare Giuseppe Costanza. https://www.youtube.com/watch?time_continue=61&v=3iWH8mzGtKM&feature=emb_title

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